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Cave Canem

articolo tratto da La Carbonara

C’è un argomento che in questi giorni ha tenuto banco nei Consigli Comunali dei Comuni aderenti all’Unione Terre di Castelli: Spilamberto, Castelvetro, Marano, Guiglia, Savignano, Vignola e Zocca (escluso Castelnuovo). Un argomento diventato improvvisamente “urgente”, sebbene la sua origine sia decennale, anzi ultradecennale visto che se ne parlava già 20 anni fa. E proprio oggi i giornali locali ne danno notizia con risalto, su 3 o 4 colonne, annunciando con orgoglio (da parte dell’Unione) l’arrivo – finalmente – del nuovo Canile “a cinque stelle” per tutto il comprensorio. Peccato però che la veranotizia, apparentemente una bella notizia, non sia questa, perché andando ad ascoltare tutte le parti in causa (che non sono solo i sindaci dei paesi dell’Unione), le cose non starebbero effettivamente così: che il nuovo canile intercomunale si faccia, come, dove e quando, ma soprattutto con chi, è ancora tutto da vedere, nonostante il Consiglio dell’Unione svoltosi a Vignola il 26 settembre 2012 abbia dato il consenso (con il voto favorevole della maggioranza, ma non con quello dell’opposizione, e con Savignano d’accordissimo, Comune forte dell’approvazione unanime raggiunta il 25 settembre nel suo Consiglio).

La delibera presentata ed approvata, prima nei singoli Comuni interessati, poi nel Consiglione dell’Unione, riguardava “il trasferimento all’Unione Terre di Castelli delle funzioni di realizzazione e gestione del nuovo canile intercomunale da localizzarsi a Spilamberto o in un altro Comune dell’Unione”, un supercanile per 250 cani, in sostituzione di quello di Via Ponte Marianna a Spilamberto (gestito dall’Enpa sezione di Spilamberto, su un terreno di proprietà comunale, che ospita 26 cani provenienti anche da San Cesario – e non 43 come si dice -, curati da due operatori e tre volontari), e di quello di Savignano (gestito dalla Cooperativa Sociale Caleidos, su un terreno di proprietà privata, con circa 200 cani, in sovrannumero rispetto alla capacità della struttura, ritenuta inadeguata e sulla quale pende da tre anni una diffida dell’Ausl), ma anche al servizio degli altri Comuni dell’Unione, a parte Castelnuovo che su questo tema si è tirato fuori.

Il progetto originario risale al 2007 (delibera n. 55 del 30 luglio 2007), senonché, ad ottobre 2008, sia stato sostituito con un nuovo progetto preliminare predisposto dal servizio Lavori Pubblici del Comune di Spilamberto, recependo la variante al PRG approvata il 4 febbraio 2008 dal Consiglio Comunale di Spilamberto (delibera n. 6, con cui venne approvato anche il progetto esecutivo e lo schema di convenzione per la progettazione, costruzione e gestione del nuovo canile intercomunale, da sottoscrivere con l’ATI formata da Enpa nazionale e la ditta Scianti Costruzioni di Modena, ma poi quest’ultima si è ritirata).

L’area individuata dal Comune di Spilamberto era (ed è, anche se nella delibera approvata il 26 settembre 2012 dal Consiglio dell’Unione non viene posto il vincolo su un’area specifica, né su chi sarà il partner) l’ex cava di Via Ghiarole, nel territorio spilambertese, vicino allo stabilimento della Far Pro, al confine con il territorio di San Cesario (a nord, dove a 100 metri pescano i pozzi dell’acquedotto della città di Modena), in connessione diretta con il percorso natura lungo il fiume Panaro, vicino anche al campo scout di Spilamberto, a meno di 250 metri dall’alveo del fiume e a meno 8 metri dal piano di campagna. Un’area ad alta permeabilità, che il PTCP di Modena annovera tra le “zone di tutela dei corpi idrici superficiali e sotterranei” con un “elevato grado di vulnerabilità”.

Costo complessivo dell’opera: 1.401.125 euro, di cui 247.485 euro finanziati dalla Regione Emilia Romagna nell’ambito dei “Piani di risanamento e costruzione strutture di ricovero per cani e gatti. Linee di indirizzo per la definizione dei programmi provinciali”, 50.000 euro dal Ministero della Salute, 629.640 euro da Enpa nazionale, che con una convenzione stipulata con il Comune di Spilamberto, avrebbe provveduto alla progettazione, alla realizzazione e alla gestione dell’opera per 15 anni, a fronte di un canone annuale di 210.000 euro, oltre agli oneri fiscali; e infine 474.000 da ripartire tra i Comuni.

Il costo del progetto, però, inizialmente era di 800.000 euro, poi lievitato quasi del doppio perché il progetto definitivo, quello approvato nel 2010, fu inviato agli Enti per l’acquisizione dei pareri di competenza e, stante le prescrizioni di AUSL e ARPA (Prot. 100885/PG del 13.12.2007) in ragione della scelta del luogo (una cava dismessa), si resero necessari dei costi aggiuntivi per sopraelevare la struttura in modo da evitare il contatto con la falda e ridurre la profondità; per un particolare impianto di smaltimento dei liquami e pompa di evacuazione e per impermeabilizzare il fondo cava. Il tutto dopo che il Comune di Spilamberto tentò, con soldi pubblici ovviamente, di bonificare e rinaturalizzare l’area con tanto di piantumazione (contratto con ditta Boschiva) di essenze delle quali, per l’insalubrità e la profondità del luogo, nessuna si è salvata, tranne quelle spontanee.

I lavori sarebbero dovuti iniziare tra luglio e settembre del 2011. Invece… Cosa è successo? Nel 2010, causa i vincoli del Patto di Stabilità, il Comune di Spilamberto non ha potuto più finanziare la sua parte (circa un decimo dell’intero ammontare) e, a fronte di un sollecito da parte di Enpa nazionale, ha chiesto “aiuto” all’Unione (che non è soggetta al Patto di Stabilità) per poter portare a termine l’opera e dunque per non disattendere l’impegno.

A questo si è arrivati il 26 settembre 2012.

E’ tornato attuale e urgente il progetto di realizzazione del nuovo canile intercomunale, strettamente collegato alla necessità ancora più urgente di realizzarlo con il supporto economico degli altri Comuni dell’Unione, stante una lettera datata luglio 2012 da parte dell’Enpa nazionale all’amministrazione comunale di Spilamberto dove si sollecita la costruzione dell’opera, pena l’intentare una causa per inadempienza, dal momento che Enpa (proprio per questo) aveva acceso un mutuo. A questa lettera il sindaco Lamandini ha risposto ad agosto 2012, ma dell’esatto contenuto di questo scambio epistolare nulla è stato reso noto ai consiglieri comunali di opposizione, ai quali però lo stesso Lamandini ha chiesto di potersi astenere nella votazione della delibera presentata nel Consiglio Comunale del 24 settembre scorso (vedi il video allegato).

“Chiedere è lecito, ma se non ti vuoi sporcare le mani…”, ha affermato il sindaco Lamandini nella seduta del 24 settembre, rivolgendosi alla consigliera Enrica Biagi della Lista Spilamberto Solidarietà Ambiente, perplessa di fronte alla richiesta del primo cittadino (seppure chiarita dallo stesso Sindaco come “richiesta di astensione istituzionale” e non “politica”, avanzata per “costruire un percorso di tutela dell’Ente”, insomma una strategia difensiva in caso di “eventuale” causa o richiesta di danni per inadempienza).“Perché è vero. Siamo stati inadempienti rispetto agli accordi presi. I Comuni non sono in grado di far uscire i soldi e quindi è chiaro che siamo nella fase di doverci tutelare… anche se pensiamo che sia una mossa tattica per capire dove si può andare a parare…”, ha detto Lamandini, sempre nel Consiglio Comunale di Spilamberto del 24 settembre. E la Biagi ha tuonato: “l’Unione non è democratica, non c’è partecipazione… Demandare tutto all’Unione significa togliere autonomia al Consiglio Comunale di Spilamberto… E poi, come fate a chiederci di astenerci quando la lettera dell’Enpa (e la risposta del sindaco) non l’abbiamo mai vista? E’ vergognoso, non è una cosa normale, mi viene il dubbio che questo sia un escamotage… Semmai ritiriamo tutto e torniamo in commissione”. L’astensione richiesta (ma non ottenuta) non aveva nulla a che vedere con il progetto – sia chiaro – ma solo con il passaggio “della palla” all’Unione, perché questo era l’oggetto della serata, altrimenti il canile non si può fare, i soldi non ci sono e l’Unione fa la forza…Ma è stato inevitabile parlare del progetto, dal momento che la maggioranza di tutti i Consigli Comunali di tutti i Comuni dell’Unione coinvolti, Savignano in prima linea, sembrano difenderlo a spada tratta come l’unica possibilità (vedi articoli della Gazzetta e del Resto del Carlino di oggi, 28 settembre 2012). Da qui, i dubbi rispolverati da parte degli ambientalisti e dei gruppi all’opposizione consiliare, con tanto di slides proiettate dal capogruppo della lista civica Spilamberto Solidarietà Ambiente, Pier Maria Ferrari, nella sala del Consiglio di Spilamberto.Tutti d’accordo sulla necessità di un canile intercomunale, ma permangono le perplessità sui rischi legati alla scelta del luogo (visto che altre zone alternative, almeno fino ad ora e nel corso degli anni, non sono state prese in considerazione) e anche sulla spesa, ritenuta sproporzionata all’opera: un canile a fondo cava? Una cava dismessa può ospitare un impianto produttivo o può solo essere rinaturalizzata (Legge 17/91)? Quanto è sostenibile questo progetto rispetto al patto tra i Sindaci per la riduzione del consumo energetico? Ma non è un progetto troppo costoso (5.600 euro a cane: 1.400.000 euro per 250 cani)? Ma non poteva rientrare come opera compensativa a carico dei cavatori? Si è consapevoli o non si è consapevoli dei rischi cui si va incontro per il fatto che le deiezioni di 250 cani possono intaccare la falda? Di chi sarà la responsabilità per eventuali danni? …Enpa, Provincia o Comune capofila (Spilamberto)? Perché non si è parlato ancora di un’area alternativa? Perché non ci sono documenti che attestino il rispetto della profondità di scavo consentita e il collaudo dell’area ex cava di Via Ghiarole, se non il parere di un geologo consulente del Comune di Spilamberto (verbale di verifica di gradoni, piantumazioni, fossi di scolo e poco altro… del 7/2/2007)? E l’impatto acustico? Il pericolo di esondazioni da parte del Panaro? Quali elementi di sicurezza sono stati considerati? Sono state visionate altre cave in provincia, quando ci sono grandi perturbazioni?Perché se è vero che nella delibera approvata adesso dal Consiglio dell’Unione non è specificata l’area in cui questo canile sarà realizzato (che potrà essere a Spilamberto o in un altro Comune dell’Unione), è anche vero che sui giornali di oggi, da parte di Germano Caroli, sindaco di Savignano e assessore d’Unione con delega al canile, è stato ribadito quel progetto di circa 1.400.000 euro, e non di 800.000 euro, perciò comprensivo di quei lavori aggiuntivi di cui sopra, che si rendono obbligatori per poter realizzare un canile in una cava, quindi confermando il luogo: il nuovo canile intercomunale sorgerà in una cava e “il cantiere dovrebbe partire nel 2013”, (vedi articolo del Resto del Carlino del 28/9/2012).Ma veniamo alla “notizia”, perché tutte queste discussioni, adesso, appaiono inutili, come fa sapere da Roma il presidente di Enpa nazionale Carla Rocchi, ritenendo ormai chiuso il discorso di realizzare un canile a Spilamberto o su qualunque altro punto del territorio emiliano. Dunque, salvo sorprese dell’ultima ora, per Enpa l’accordo sembra definitivamente tramontato, come dire: hanno fatto i conti senza l’oste.“Il rapporto è ormai compromesso, qualunque proposta verrà fatta non ci interessa più. – afferma perentoria Carla Rocchi – Siamo di fronte ad un atto politico di mancata volontà, il Comune di Spilamberto si è svegliato troppo tardi: in mancanza di garanzie precise, possiamo solo dire che per adesso abbiamo avuto dei danni, da quantificare, a fronte di una lettera invita al Comune di Spilamberto a luglio 2012, alla quale il sindaco ha risposto soltanto un mese dopo… Possiamo venirgli incontro in un unico modo, cercando un accordo il più bonario possibile, cioè cercando di limitare il pagamento delle penali a carico di Spilamberto. Ma l’Enpa non è più interessata a far proseguire il rapporto, non ci sono le condizioni, non ci fidiamo più. Il mutuo acceso anni fa per finanziare il progetto, già realizzato e consegnato, ormai l’abbiamo girato su un altro progetto. Il Comune di Spilamberto si è dimostrato inaffidabile, come inaffidabile si è dimostrato tutto il territorio dell’Emilia Romagna: avrei capito se la trattativa si fosse svolta nel centro sud, ma qui siamo nel profondo nord! Hanno peccato di superficialità. Adesso il Comune di Spilamberto propone di passare il progetto sotto un Consorzio di Comuni, che per noi è solo uno scaricabarile. Se con un interlocutore, il Comune di Spilamberto, non siamo riusciti a dialogare, figuriamoci con sette Comuni! Abbiamo già avuto un’analoga esperienza con l’Isola d’Elba, dove alla fine non si è fatto più nulla per i cani, quindi non ci interessa più”.Ma se recede anche l’unico soggetto attuatore rimasto (dopo il ritiro della ditta Scianti)… non è tutto da rifare? Ma allora perché questa fretta di approvare la delibera nei Consigli dell’Unione? Perché uscire sulla stampa locale dando già per scontato che si realizzerà quel progetto e poco velatamente si capisce anche dove sarà fatto? Ma l’interesse è realizzare il canile (interesse risvegliatosi dopo anni di torpore) oppure tutelarsi da eventuali cause per inadempienza? E ora che “la palla” è passata a sette Comuni dell’Unione, nel caso in cui Enpa nazionale intendesse procedere con l’azione legale, chi ne risponderà? Solo Spilamberto, che è anche il Comune capofila, o tutti i Comuni dell’Unione? Ma qualcuno si è preoccupato di sentire le intenzioni di Enpa nazionale prima di approvare la delibera di questo trasferimento “all inclusive” nei vari Consigli Comunali e poi in quello ultimo di Vignola? E i cani… cosa ne pensano? Un parere, ai veri protagonisti di questa vicenda, noi glielo abbiamo chiesto: “bau bau bau!”. Traduzione: “Io speriamo che me la cavo!”. Forse non sono gli unici a pensarla in questo modo (me compresa…).

Link Conglio comunale di Spilamberto del 24/09/2012

Link Consiglio comunale di Castelvetro del 24/09/2012 (minuto 22,10)

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